Pasta frolla:
- 300 g farina
- 150 gr burro
- 100 gr zucchero
- 2 tuorli d'uovo
- 40 gr cacao amaro
- scorza grattugiata di limone
Impastate velocemente gli ingredienti; mettete a riposare l'impasto in frigo.
Crema:
1 litro di latte
- 100 gr di cioccolato fondente
- 50 gr di cioccolato al latte
- 75 gr di cacao amaro
- 100 gr di zucchero
- 100 gr di farina
- scorza di limone
- liquore a piacere (io ho messo l'amaretto di saronno)
Scaldate piano piano il latte, unite il cacao, il cioccolato, la farina e lo zucchero mescolando con la frusta. Infine un goccio di liquore. Mescolate fino a che si addensa. Lasciate raffreddare la crema.
Imburratate e infarinate la tortiera, stendete la frolla allargandola all'interno dello stampo in modo da rivestirlo completamente, anche lungo i bordi; punzecchiate la pasta con le punte di una forchetta. Potete anche spargere sulla frolla una decina di amaretti sminuzzati. Quindi versate sopra la crema al cioccolato. Infornate a 180 gradi per circa un'oretta. La crema deve diventare soda ma non asciugare. Prima di servire ho spolverizzato un pò di zucchero a velo.

Dosi rigorosamente alla dog’s_ penis:
§ Funghi porcini secchi
§ Fagioli cannellini, “ciabattoni”, bianchi di Spagna: un misto, insomma, di quelli già lessati, nel barattolo di vetro.
§ Sedano (una grande costa)
§ Carota (minimo 3)
§ Ritagli di prosciutto crudo (grasso e magro, no cotica, please!)
§ Un cucchiaio di olio (surrogabile con due dita di acqua)
§ Sale
Far rinvenire i funghi in acqua tiepida, tagliarli grossolanamente (servono bei pezzi di consistenza; al limite, lasciarli sani, addirittura, così come escono dalla busta) e buttarli in un tegame di coccio con l’olio, o le due dita di acqua, insomma, ciò che avete scelto per farli cuocere per affari loro.
Li seguiranno, a risultato ottenuto, una caraffa d’acqua, le carote pulite e tocchettate ed il sedano, sfilato e ridotto in pezzi.
La grandezza degli ortaggi non è preponderante in quanto parte del composto finale finirà nel passino.
Quello a manovella, niente minipimer, il quale dilania i sapori e toglie la soddisfazione di masticare o lappare le zuppe.
Dunque, appena tutto ciò risulta cotto (verdure morbide, acqua addensata, casa invasa da profumi sani ed antichi…) aggiungere il misto di fagioli, previa sciacquatura dal liquido di conservazione, avendo cura di preservare dal tuffo in pentola una manciata per tipo.
5, 6, 7 minuti dopo, senza togliere dal fuoco, via col passino!
Terminata l’operazione cremosità, aggiungere i fagioli che avete deciso di masticare e i ritagli di prosciutto, aggiustando di sale (occhio, che il prosciutto crudo, una volta cotto - ussignur!
- diventa salatissimo).
Il massimo sarebbe scodellarla dopo aver creato, sul fondo del piatto, un croccante tappetino di dadi di pane fritto, o perlomeno abbrustolito in padella.
Oh, io l’ho solo detto, eh!

350g di fusiòlli lunghi
250g di piselli surgelati
130 di pancetta a cubetti
80 g di pomodori secchi sott'olio
40 g di burro
1 spicchio d'aglio
1 cipolla
4 cucchiai di parmigiano grattuggiato
un ciuffo di prezzemolo tritato
sale,pepe
Mondate e tritate l'aglio e la cipolla.Scolate i pomodorini e tagliateli a pezzetti. in una padella fate fondere il burro e rosolatevi il trito di aglio e cipolla. Aggiungete i pisellini, copriteli di acqua, salateli e cuoceteli fino a quando tutta l'acqua sarà evaporata.Spolverizzateli con il prezzemolo e pepateli. In un'altra padella dorate i dadini di pancetta. In una pentola,portate a ebollizzione abbondante acqua e quando bolle,salatela.Tuffatevi i fusilli e scolateli al dente. Trasferite la pasta nella padella con i piselli unite la pancetta e i pomodorini e fate saltare il tutto.Cospargete con il parmigiano, mescolate e portate in tavola nella padella.
ricetta preparata da mia figlia

Tutti la sanno fare, la pasta all'amatriciana.
Amatriciana, non "matriciana".
Amatriciana in quanto proveniente da Amatrice, paesello laziale.
La base è olio, peperoncino e cipolla bianca o bionda.
Chi preferisce il sapore meno aspro e più deciso, sostituisce la cipolla con l’aglio.
Si unisce, appena appassita la cipolla, il guanciale aka la pancetta.
Non quella a cubetti dei pacchi al supermercato.
Quella, fresca e tesa, che si acquista in salsamenteria.
Quella equilibrata tra grasso e magro, quella piena di pepe sopra, quella il cui aroma ricorda i sughi domenicali dell’infanzia.
Quella.
Da tagliare in quadrelli fini di spessore ma larghi.
Cioè, da francobollare.
Una volta ottenuta una soddisfacente quantità di francobolli di porco, lasciarli sfrigolare a fiamma media, quel tanto che basta a far sciogliere un po’ il grasso e colorire il magro, senza abbrustolire.
Quando oramai cucina ed ingresso sono invasi da un profumo pressoché pornografico, aggiungere la passata di pomodoro, non troppo densa (rustica) ed aggiustare di sale.
Intanto si butta giù la pasta in abbondante acqua salata (che passione nutro per questa espressione!!!), mentre il sugo sobbolle.
Si scelgono spesso i bucatini per questo tipo di sugo (o spaghetti o pasta lunga), ma io li odio, perché sono scivolosi, non raccolgono il sugo ne’ i pezzetti di pancetta, ti ci prendi a schiaffi e poi schizzano al punto che dopo pranzo devi contattare l’imbianchino.
Io – quelle 4 volte all’anno in cui mangio pasta – scelgo sempre e solo i rigatoni.
Nella fattispecie, anche i sedanini appagano.
Comunque, quando è cotta la pasta, è fatto pure il condimento.
Risultasse eccessivamente aspro, donne mie sapete già: o puntina di zucchero, o noce di burro.
Scolare, spadellare un minuto, scodellare e imbiancare con pecorino a pioggia.
Fosse stata in bianco – senza passata di pomodoro – avremmo parlato di pasta alla gricia.
Ed il peperoncino del soffritto sarebbe stato sostituito da una scaciata di profumatissimo pepe nero alla fine, nel piatto stesso.
La mia variante: insieme alla pancetta, nel soffritto aggiungo champignos puliti a fette. Tie’.